Raffaello Raffaelli  - Descrizione geografica storica economica della Garfagnana - Lucca, 1879

questo ricchissimo suolo produce e nasconde nel suo seno dando moto così a quello spirito di associazione da cui potrebbero aversi tanti miglioramenti in queste località, ove la natura sparse a larga mano i suoi doni.

La nuova strada poi da Castelnuovo al ponte detto del Poggio fu aperta nel settembre del 1841. A questo punto, salendo sulla sinistra del fiume per circa un chilometro, saremo a Roccalberti.

ROCCALBERTI

Roccalberti è un antico Castello, distante circa due chilometri da Camporgiano, con chiesa parrocchiale dedicata a S. Stefano, che fu accresciuta nell'anno 1846 mediante sussidio elargito dal Duca Francesco IV (1). E' posto in costa sopra un contrafforte che scende dalla Tambura, a sinistra del fiume del Poggio o Ledron. Questa Terra appartenne ai Marchesi Malaspina, ed è una di quelle che Spinetta vendette alla Repubblica di Firenze. E' composta di 47 case, di cui 27 unite e le altre sparse qua e là nella campagna, con 50 famiglie, e 231 abitanti. Il Bertacchi dice che nel 1600 ne aveva soli 80.

Da questo Castello ha origine la famiglia Bertacchi, che si traslocò a Castelnuovo, e quindi a Pisa. Il Pacchi sostiene che Roccalberti prendesse il nome dai suoi antichi feudatari, che crede essere stati quei medesimi che nel secolo XIV si dicevano Albertacchi, indi Bertacchi, passati poscia ad abitare a Camporgiano, quindi a Castelnuovo, come ne farebbe certi la costante tradizione. Il Repetti peraltro non conviene affatto nella opinione del Pacchi, che è pur sostenuta dal Paolucci. Altri sono d'avviso che il paese appartenesse agli Alberti, discesi da Adalberto Marchese di Toscana, che ne erano i Conti; e il Vallisnieri conferma l'asserto colla testimonianza del Gamurrini. Ne racconta poi un grazioso aneddoto relativo ad uno degli antichi Conti di quel castello, che noi vogliamo regalare ai nostri lettori. I Fiorentini spedirono costassù un legato per stringere con quel Signore alleanza. Giunse il forastiere all'improvviso, ed entrato nella casa, tutta aperta, e non guardata da chicchesia, trovò il Conte che mangiava col piattello sopra le proprie ginocchia. Reduce l'ambasciatore a Firenze;

(1) Atti Governativi, 20 luglio 1846, N. 4202.

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