Raffaello Raffaelli - Descrizione geografica storica economica della Garfagnana - Lucca, 1879
piccola città esisteva un bellissimo tratto di pianura ben coltivato, con una comoda strada (di cui restano ancora alcuni avanzi); che serviva di ameno e comodo passeggio e di comunicazione al Castello. Nel luogo, ove anche attualmente dicesi Santa Maria sotto la strada provinciale, sorgeva una chiesa portante lo stesso titolo, che molto probabilmente fu eretta dai fondamenti nel 773 da un tal Prete Gandualdo, il quale in seguito la offerse co' suoi beni alla Episcopale di S. Martino di Lucca. Nel relativo istrumento dicesi: Chiesa di Santa Maria e di S. Benedetto a Castelnuovo nel Vico Campolo. Il Micotti vorrebbe che con questa appellazione si volesse indicare il paesetto di Campori, e che quindi si parlasse di una chiesa esistente in quella piccola terra. Ma se ciò fosse vero, non si leggerebbe nell'istrumento: in Castelnuovo; ove certamente esisteva la chiesa di Santa Maria, in mezzo ai campi, a traverso dei quali era la strada che vi conduceva, e non è difficile che a quell'epoca la località in discorso portasse il nome di Vico Campolo. Comunque sia la cosa, è positivo che la chiesa di Santa Maria esisteva ancora nel 1616, quando venne la prima forte escrescenza del Serchio, che devastò quelle belle campagne e pose in grave pericolo il Santuario, cui le acque si avvicinarono alla sola distanza di quattro braccia. In seguito nuove piene lo fecero diroccare; e verso il 1620 era ridotto un ammasso di rovine. La statua della Vergine, che vi si venerava, venne da prima trasportata nella chiesa del Crocifìsso, e, dopo la soppressione di questa, fu solennemente trasferita in S. Pietro, e collocata sul secondo altare della navata a mano destra di chi entra, ove oggi pure si conserva.
A servizio della chiesa di Santa Maria stette per lunghi anni l'eremita Domenico Coli di Montalfonso, il quale, dopo la distruzione della medesima, si trasferì all'Ospedale di Castelnuovo, tutto dedicandosi all'assistenza degli ammalati, ove in concetto di molta santità cessò di vivere il 24 aprile 1660. Intanto, informato il Duca Cesare d'Este dei gravissimi danni avvenuti dallo straripamento del Serchio, ordinò alla Comunità di provvedere a tanta rovina. Infatti essa fece praticare molti ripari, in cui spese 4500 scudi, ma senza pro, mentre in breve tempo furono tutti distrutti dalla furia delle acque. Vedendo allora che ogni spesa sarebbe inutilmente gettata, il Comune ricorse per essere esonerato; ed il Duca acconsentì, e fece scrivere analogamente al Governatore, Conte Ricci, dal suo Segre-
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