Raffaello Raffaelli - Descrizione geografica storica economica della Garfagnana - Lucca, 1879
ne' voglio che cotesti Signori me ne sentano obbligo alcuno degli uffici fatti, perché parrebbemi di pregiudicare al loro merito, e d'offendere la benignità del Padrone». Il Tiraboschi ne tratta nella sua Biblioteca Modenese (Tom. I. pag. 40-41) e dice: «Quest'Accademia si è poi venuta mantenendo felicemente, e fiorisce tuttora, come ne fanno prova le poesie di molti di questi Accademici sparse in diverse Raccolte». Adesso disgraziatamente più non esiste; ne dura però la memoria.
Anche la musica si coltivava molto tra noi, s'incoraggiava per modo che, sotto gli Estensi, la Banda cittadina di Castelnuovo godeva parecchi privilegi, tra gli altri quello del porto d'arme e della licenza di caccia, senza pagamento di sorta. Vestiva un'elegante divisa; prestava servizio di Guardia del Corpo nell'anticamera del Duca, quando recavasi in Garfagnana, e lo scortava a cavallo. Vi era pure un'Accademia Filarmonica, e gli Statuti di essa vennero riformati con Decreto gorvernativo de' 15 agosto 1843. Era sussidiata annualmente dal Municipio, ed impiegava siffatto assegno principalmente nel provvedersi di musica. Adesso non vi è che una Banda strumentale, diretta da un abile maestro, stipendiato dal Comune ma più non gode alcuno de' vecchi privilegi, che tutti le vennero tolti nel 1859.
Nessun altro degli edifizi di Castelnuovo mi pare degno di essere descritto, ove se ne tolga il nuovo Teatro, posto in fondo al borgo di Santa Lucia, che con cavalleresca generosità venne costruito ed aperto al pubblico nel 1860 dai fratelli Luigi e Giovanni conti Carli, e dal Cav. Antonio Vittoni, i quali ne sono per conseguenza i proprietari. Quanti lo veggono ne ammirano la bellezza, l'armonia delle parti, la bene intesa parsimonia e distribuzione degli ori, degli ornati, de' fregi, che danno tale un'aria di sveltezza, di eleganza e di grazia all'insieme dei lavori, da emulare e da vincere eziandio, specialmente nell'interno, molti altri teatri delle città italiane. Ne fece il disegno il conte Giovanni Carli, che vegliò del continuo all'ese-
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