Raffaello Raffaelli  - Descrizione geografica storica economica della Garfagnana - Lucca, 1879

dalla volta superiore, e congiungendosi colle stalattiti sottoposte, formano delle colonne subcilindriche ed altri oggetti variamente figurati. Nel fondo della stanza si trova un piccolo stagno di acqua che nell'agosto del 1837, quando fu visitata la caverna, si trovò profondo metri quattro e centimetri 20. Le acque però crescono nell'inverno quando cadono abbondanti piogge, ed allora si riempie pure un altro sotterraneo corridoio, che sembra estendersi al disotto della caverna, e sbocca circa metri quattro lontano dalla medesima per un'apertura di 30 centimetri di diametro. L'acqua, che da questo sotterraneo scorre al di fuori a guisa di torrente, serve per mandare la macina di un molino poco distante. Nelle pareti interne della spelonca si rinvengono delle aperture, che mettono in comunicazione con altre cavità, alle quali però non si può accedere, attese le aperture troppo anguste. La lunghezza della caverna, dall'apertura d'ingresso fino allo stagno d'acqua, è di metri 30 ».

CASCIO

Eccoci ad uno dei paesi più aprici e ridenti della Garfagnana. Il clima è dolce, l'aria purissima, la postura stupenda. Il suo terreno è ferace, e suscettibile di qualunque coltivazione. I vigneti suoi, indorati dal sole, danno ottime uve, che in mano di valenti enologi, potrebbero farci dimenticare molti dei vini che a caro prezzo ci si mandano da varie regioni d'Italia e di Francia. Ti sembra essere in qualche bella collina lucchese, piuttosto che in un luogo, il quale a non molta distanza vedesi dietro le spalle i Monti Apuani. Sito più bello non può trovarsi da noi per villeggiatura; tanto più che un braccio di strada ruotabile, aperto per cura del Municipio nel 1837-38, lo congiunge all'antica via provinciale di Monteperpoli, e quindi a Castelnuovo da settentrione, a Gallicano da mezzogiorno, traversando tutta la ridente collina sottoposta al Castello.

Il Repetti è di avviso che Cascio (Cassium), nome di origine romana, sia molto antico. Quindi non parrebbe improbabile che il Cassio dei coloni lucchesi rammentato nella tavola Vellejate, e il Cassio, di cui nell'anno 766 parlò il fondatore del Monastero di S. Bartolomeo di Pistoia, fosse precisamente il paese di cui ragioniamo, e non già il Cascio che trovasi sull'Appennino della Cisa sulla strada fra Pontremoli e Parma. Ma, lasciando a parte le congetture, siamo certi che il nostro

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