Raffaello Raffaelli - Descrizione geografica storica economica della Garfagnana - Lucca, 1879
Mantiensi fra il popolo una tradizione che codeste piramidi ofiolitiche fossero, in tempi molto lontani, riunite all'altra smisurata di Sala, e lo argomentano dai ruderi di mura che si trovano ad eguale altezza in questa, e in quelle; mura che avrebbero formato un dì qualche forte e inespugnabile castello. Qual peso meritar possono simili voci? Non tocca a noi, ma sì ai dotti il rispondere. Solamente possiamo affermare che in tempi assai più vicini esistevano due Castelli, l'uno detto di Croce, l'altro nomato Castelvecchio, del quale vedonsi ancora gli avanzi nei possessi della famiglia Nobili-Ambrosini di Sala (1).
Oggi le due sponde del fiume sono fra loro riunite da uno stupendo ponte viadotto, disegnato e condotto a buon punto sotto il Governo Estense, che concorse alla spesa colla somma di L. 20,000, dall'Ingegnere Provinciale Malaspina. I lavori vennero ultimati dalla Provincia sotto la direzione dell'Ingegnere Telesforo Bertoni nell'anno 1860. L'arco del ponte ha 22 metri di corda, e si eleva 25 sul livello della piena ordinaria. La lunghezza del viadotto è di metri 106, partendo dalla pila sinistra. Il ferestiero che, appoggiato ai parapetti di esso (alto metri 501 sul Mediterraneo) si ponga a contemplare la natura all'intorno, non potrà tenersi dall'esclamare che belle vedute! che meraviglie! che incanto! e la sua emozione verrà raddoppiata se, scendendo nell'alveo del fiume, volgerà il suo sguardo dalla parte di mezzogiorno. La strada provinciale da Castelnuovo a questo punto misura chilometri 15,478.
Sala nel secolo IX era una misera abitazione, come risulta da una scrittura del 3 aprile 883, colla quale Gherardo, Vescovo di Lucca, dava in enfiteusi a Conemondo un Casalino con terre annesse, dove fu una casa con sua corte dominicale, et modo ibidem capanna esse videtur in loco ubi dicitur ad Sala, finibus Garfaniane, coll'obbligo di recare all'Episcopio l'annuo censo di soldi 8 di argento.
stando il corso del fiume per modo che, regurgitando le acque, formarono un gran lago fino ai Molini di Cogna, sommergendo persino il ponte di legno che vi esisteva. A Castelnuovo non giungeva più acqua, e la sorpresa fu generale, ignorandosene la ragione. Il Governo spedì immediatamente il suo ingegnere per rintracciarla. La meraviglia durò per molte ore, finché superata l'altezza dello scoglio caduto, il Serchio riprese il suo corso.
(1) Rapporto al feudo di Castelvecchio e Castel d'Angione, esiste un documento del 1278 rogato nella Villa di Sala il giorno 31 luglio da Raimondo di Benedetto Notaro Imperiale.
Raffaelli - Piazza al Serchio - pag.10 (continua) (torna inizio)