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Camporgiano
Testo dalla Storia di Raffaelli (Lucca 1879)



Raffaello Raffaelli - Descrizione geografica storica economica della Garfagnana - Lucca, 1879


COMUNITA' DI CAMPORGIANO
Questo Comune, posto sulla destra del Serchio, formato dai paesi di Sillicano, Filicaia, Poggio, Roccalberti, Puglianella, Camporgiano, Casatico, Vitoio, Casciana e Cascianella, confina a levante con quelli di S. Romano e di Pievefosciana mediante il Serchio; a ponente con Minucciano, con Vagli e Careggine; a settentrione con Piazza; ed a mezzogiorno con Castelnuovo. La sua popolazione ascende a 2603 abitanti, con 552 famiglie, e 490 case. E qui vogliamo subito notare, per migliore intelligenza, che le Terre poste al disopra del fiume del Poggio erano, da remotissimi tempi, soggette alla Diocesi di Luni-Sarzana, e che soltanto nel 1826 passarono sotto quella di Massa-Carrara.
Oltre il Serchio, che ne bagna tutta la base da levante, scorrono nel suo territorio il torrente del Poggio, che ha origine dalle Alpi Apuane, e che in alto dicesi Torrite di Vagli, o Ledron, poi della Ferriera; ed i canali detti Rio Cavo e Rimonio che sono di ragion comunale, come lo è l'altro denominato il Canal Grosso. I suoi prodotti sono le castagne, il bestiame, e nella parte più depressa, il grano, il granoturco, la canapa, ed anche il vino, specialmente nei vigneti del Poggio e di Filicaia.
La nuova strada ruotabile provinciale, che partendo da Castelnuovo verso la Lunigiana, ne raggiunge il capoluogo, alla distanza di chilometri 9,887, aperta fin lassù il primo di agosto del 1843, ha aumentato di gran lunga il commercio di quei paesi, da cui si asporta nella Toscana molto bestiame, e legnami di castagno e specialmente di noce.
Questo Comune possiede varii beni immobili nelle diverse Frazioni, da cui ritrae annualmente L. 4510.61. Il suo Estimo ha una rendita imponibile di scudi 35,625.75, oltre ad altri scudi 250.75 di proprietà demaniale: e soli 579 sono i suoi contribuenti. In tutto il suo territorio esistono 25 molini. Ha poi 245 elettori amministrativi, e 61 politici. Le scuole comunali sono 3, cioè due maschili, ed una femminile.
Il suo Bilancio per l'anno 1877 si chiude coi seguenti estremi:
1.° Entrate ordinarie ..... L. 5725.74 2.° Spese ordinarie ..... » 6395.82 3°. Differenza in meno .... » 670.08 4.° Sovrimposta ...... » 5124.67
Con tutto ciò, nella rinnovazione della Esattoria Comunitativa, per un quinquennio, la somma presunta da riscuotersi annualmente è di L. 36,423,12.
Per non esser costretti, nella visita dei diversi paesi di questa Comunità, a retrocedere, quando avremo percorsi, partendo da Castelnuovo, sulla strada provinciale dell'Alto Circondario chilometri 3,921, volgendo a sinistra, ci porremo su di una ripida strada mulattiera, che parte dal luogo detto il Palazzetto, e dopo 1000 metri arriveremo a Sillicano.
SILLICANO
Questa Terra assai antica, è composta di 49 case, e 47 famiglie, con 302 abitanti. Vi esisteva una Ròcca, al di sopra del paese, ove si dice anche attualmente alla Torre. E' ricco di acque, che limpide e fresche sgorgano quivi in diversi punti abbondantissime.
Del suo territorio fa parte tutta quella campagna al disotto del casale, e fino al Serchio, che dicesi Filicaia, ove pure sono 65 case, e 62 famiglie, con 361 abitanti. Questa parte, traversata dalla strada Provinciale, è assai fertile; mentre al disopra di Sillicano non esistono che selve estesissime di castagni.
Nel Registro Lateranense del secolo X trovasi Massae in Silignano, e nella Bolla di Alessandro III Ecclesia S. Nicolai de Sillicano.
Di Filicaia poi si hanno memorie fino dal 1175, poiché vi possedevano beni le Monache di Santa Giustina di Lucca; e trovasi che nel 1168 esisteva la chiesa dei SS. Giacomo e Filippo di Filicaia, la quale probabilmente fu unita alla Parrocchiale di Sillicano, di cui fa parte anche attualmente tutta la sua popolazione; talché la Parrocchia stessa conta ora 663 abitanti.
Nel centro del paese di Sillicano, sul labbro della strada detta Viapiana, esiste un Oratorio pubblico, sotto il titolo della Visitazione, volgarmente detto di Pescaglia. Venne costruito nel 1532 quando una terribile peste distrusse tutti gli abitanti del paese posti al mezzogiorno del luogo suddetto, senza però offendere quelli che dimoravano a settentrione. L'Oratorio venne accresciuto nel 1619 e di nuovo nel 1863. Oggi viene ancor migliorato, a norma di un decreto del Vescovo Bernardi del 17 febbraio 1862.
Da Filicaia, riprendendo la via Provinciale, dopo circa 2 chilometri, saremo al Poggio.
IL POGGIO
Alla distanza sopra Castelnuovo di chilometri 6,897, a chilometri 2,990 al disotto di Camporgiano, lungo la strada provinciale, sopra un'amena collina, disposta a cavaliere del Serchio, che a mezzogiorno ne bagna le pendici orientali, e del fiume Ledron, che gli scorre ai piè dalla parte di settentrione, giace il paese, anticamente denominato S. Terenzo, oggi il Poggio, appellazione dettata dalla natura stessa del luogo in cui sorge ridente, all'altezza di metri 449 sul livello del Mediterraneo, misurata sopra il piazzale della chiesa. E' composto di 65 case, disposte con assai ordine sul dorso del colle, con 59 famiglie e 305 abitanti. Ha inoltre 15 case, 13 famiglie, e 74 abitanti sparsi per la campagna, appartenenti alla sua Parrocchia, sotto il titolo di S. Biagio, della quale è fatta menzione nella Bolla di Alessandro III del 1168, che oggi novera 384 anime. Nel 1600 ne aveva 260. Nella parte più prominente del Poggio, verso nord-est, il paese stesso è difeso da una rupe di gabbro rosso, che porta il nome di Capriola da un'antica Rócca, la cui base orientale scendeva a dirupo sulla sponda destra del Serchio, ed apparteneva ai Signori di quel Castello, i quali a que' tempi erano molto stimati. La sommità di questo monte, al punto trigonometrico stabilitovi, è alta metri 536 sul mare. Era circondata la Fortezza da torri, e due porte vi davano accesso: l'una a levante detta Bacciana, che, col mezzo di un ponte sul Serchio, comunicava col Castello dei Conti di Bacciano, il quale, come si è visto, sorgeva sulla sinistra: l'altra a ponente, che metteva alla Terra del Poggio. In questa Ròcca furono rinvenuti diversi idoli, monete imperiali, talismani, voti, urnette, anelli antichi, ed altri oggetti archeologici; e, pochi anni prima che il Poggio fosse visitato dal Vallisnieri, fu trovato un anello d'oro colla incisione di una figura umana, che venne comprato da Alberto Paganucci ferrarese, allora Capitano di Ragione in Camporgiano; ma nissuno seppe conoscere a qual secolo appartenesse, nè cosa significasse quella figura.
Il monte detto la Capriola è di proprietà comunale, e si affitta, parte per semplice pascolo del bestiame, e parte ancora per la coltivazione.
A lato della borgata verso mezzogiorno, andando per una strada quasi pianeggiante, alla distanza di circa un chilometro, trovasi un'antica chiesa. E' sotto il titolo di Santa Maria e di S. Biagio, con un recinto di mura che racchiudono il così detto Sagrato. Quella località dicesi anche attualmente la Villa del Poggio, ed era senza dubbio l'antica Villa Rogiana, di cui fanno menzione due istrumenti del 25 luglio del 995, esistenti nell'archivio Arcivescovile lucchese, ed è notata nel Registro di Cencio Camarlengo del 1192. Vi è chi opina che fosse la primitiva Parrocchiale del Poggio S. Terenzo.
La chiesa ha forma rettangolare, della lunghezza di metri 15.80, non compreso il semicerchio, formato dietro l'altar maggiore. La facciata è larga metri 7, tutta rivestita di pietre scalpellinate a bozze, e dalla parte destra è sormontata sull'angolo da un piccolo campaniletto. Nell'interno vi sono tre sepolcri; sul coperchio di quello a sinistra, di chi entra in chiesa, è inciso il 1086; in altro il 1560; e nell'ultimo non vedesi alcune iscrizione, essendovi stato di recente rinnovato il coperchio.
La porta, assai ben lavorata, tanto nelle imposte quanto nelle cornici di pietra dell'architrave, è larga metri 1.33, ed alta 2.60; e vi è poi un catenaccio di ferro di una bizzarrissima foggia, al certo non comune. Tutto per conseguenza conferma la tradizione che questa chiesa sia molto antica. Dinanzi ad essa vedesi la vasca pei battesimi, formata in un grosso blocco di pietra arenaria, della circonferenza di metri 2.70.
La Villa Rogiana fu quasi totalmente distrutta dalla peste nel 1348, per cui i pochi abitanti superstiti si ritirarono al Poggio; ma sembra che non tardassero molto a ripopolarsi quei dintorni, in quanto che nel 1381 fu data facoltà di amministrare i sagramenti in quella chiesa: e nel 1444 si autorizzava il Comune di Poggio a farvi porre il Fonte Battesimale. Sul finire d'ottobre del 1468 il Rettore di S. Martino di Sillicagnana prendeva l'amministrazione di Santa Maria, e vi mandava un suo Vicario a farne le funzioni. Cresciuta coll'andare del tempo la popolazione del Poggio, non essendo più capace quell'Oratorio di contenerla, fu eretta la chiesa attuale dal 1717 al 1780, a carico del Supremo Consiglio di Economia. Il campanile era stato costruito nel 1714.
Anche questo paese possedeva Statuti particolari, di cui però non mi è riuscito rintracciare la data, essendone priva la copia fedele che ne fu fatta il 6 novembre del 1838, a cura del Sindaco di Camporgiano Domenico Girolami, e che trovasi nell'Archivio Governativo di Castelnuovo.
Il paese del Poggio non avendo in antico che un pozzo con poca acqua insalubre, da cui derivavano febbri a quelli abitanti, il Comune, con partito del 24 maggio del 1794, deliberò comprare un pezzo di terra nel centro del paese per escavarne un nuovo, che desse acqua abbondante e salubre anche in estate; ma neppur questo riuscì bastante di bisogni della popolazione; sicchè nel 1844 fu costruita una pubblica fonte nel luogo ove dicesi a Fano. Ma essendo anche questa assai scomoda e scarsa, nel 1863 il Municipio fece condurre altra abbondantissima fonte in prossimità del paese, dalla parte di sud-ovest; e fra breve sarà portata fino nel centro dell'abitato.
La strada provinciale traversa il Poggio, e, scendendo il colle dalla parte settentrionale per metri 805, trova un bel ponte in pietrame sul fiume Ledron, che ha una corda di metri 15 con altrettanti di altezza sulla ordinaria piena delle acque. Fu costruito dal capo mastro Francesco Biagioni di Castelnuovo, che ne assunse il cottimo il 26 marzo 1838, per L. 8278,50, sotto la direzione dell'Ingegnere Provinciale Luigi Bonini. E' alto sul mare metri 391.
Presso questo ponte è stata costruita una bella cartiera con macchine recentissime in ferro, dal Sig. Luigi Pelliccioni Sardini, Consigliere Provinciale, la quale darà certo ottimi risultati al proprietario, ed impiegherà molte braccia con vantaggio non piccolo della popolazione. Possa l'esempio di questo giovane Signore muovere altri capitalisti del nostro Circondario ad attivare nuove industrie, ed a coltivare i tesori che questo ricchissimo suolo produce e nasconde nel suo seno dando moto così a quello spirito di associazione da cui potrebbero aversi tanti miglioramenti in queste località, ove la natura sparse a larga mano i suoi doni.
La nuova strada poi da Castelnuovo al ponte detto del Poggio fu aperta nel settembre del 1841. A questo punto, salendo sulla sinistra del fiume per circa un chilometro, saremo a Roccalberti.
ROCCALBERTI
Roccalberti è un antico Castello, distante circa due chilometri da Camporgiano, con chiesa parrocchiale dedicata a S. Stefano, che fu accresciuta nell'anno 1846 mediante sussidio elargito dal Duca Francesco IV (1). E' posto in costa sopra un contrafforte che scende dalla Tambura, a sinistra del fiume del Poggio o Ledron. Questa Terra appartenne ai Marchesi Malaspina, ed è una di quelle che Spinetta vendette alla Repubblica di Firenze. E' composta di 47 case, di cui 27 unite e le altre sparse qua e là nella campagna, con 50 famiglie, e 231 abitanti. Il Bertacchi dice che nel 1600 ne aveva soli 80.
Da questo Castello ha origine la famiglia Bertacchi, che si traslocò a Castelnuovo, e quindi a Pisa. Il Pacchi sostiene che Roccalberti prendesse il nome dai suoi antichi feudatari, che crede essere stati quei medesimi che nel secolo XIV si dicevano Albertacchi, indi Bertacchi, passati poscia ad abitare a Camporgiano, quindi a Castelnuovo, come ne farebbe certi la costante tradizione. Il Repetti peraltro non conviene affatto nella opinione del Pacchi, che è pur sostenuta dal Paolucci. Altri sono d'avviso che il paese appartenesse agli Alberti, discesi da Adalberto Marchese di Toscana, che ne erano i Conti; e il Vallisnieri conferma l'asserto colla testimonianza del Gamurrini. Ne racconta poi un grazioso aneddoto relativo ad uno degli antichi Conti di quel castello, che noi vogliamo regalare ai nostri lettori. I Fiorentini spedirono costassù un legato per stringere con quel Signore alleanza. Giunse il forastiere all'improvviso, ed entrato nella casa, tutta aperta, e non guardata da chicchesia, trovò il Conte che mangiava col piattello sopra le proprie ginocchia. Reduce l'ambasciatore a Firenze; raccontò, scherzando, che aveva trovato il Signore della Rócca che mangiava sopra una tavola tanto a lui cara, che non l'avrebbe ceduta per tutto l'oro del mondo.
Il territorio di Roccalberti è assai produttivo, ed ivi pure trovansi diversi appezzamenti di terreni di proprietà comunale, in parte coltivati, ed in parte lasciati a pastura, sotto le denominazioni di Costa, Posatoia, e Colle aprico.
In antico anche questo castello aveva i suoi particolari Statuti, che portano il seguente titolo. Hoec infrascripta sunt Capitula et Ordinamenta facta, condita, et ordinata per Homines seu majorem partem Hominum Communitatis Rochae Albertorum, Vicariae Camporegiani Cafferoniae, etc. Essi portano l'approvazione del Duca Cesare d'Este sotto il giorno 25 luglio del 1624. Vennero poi confermati il 18 novembre 1642, e nuovamente il 24 febbraio 1661.
Da Roccalberti, proseguendo a salire il monte a ponente per una cattiva strada mulattiera, a distanza di circa metri 1500, incontrasi Puglianella.
PUGLIANELLA
E' questo un piccolo paese, situato sul fianco orientale dell'Alpe Apuana, che scende fra la Tambura e la Penna di Sombra, sulla ripa sinistra del fiume Ledron, ad una considerevole altezza, ed alla distanza di circa tre chilometri da Camporgiano.
Niuna memoria trovasi di questa Terra prima del 1549; e la prima volta la vediamo rammentata dal Padre Daniello Bartoli là dove parla delle Missioni date in Camporgiano in detto anno 1549 dal suo confratello Padre Landini, che colla sua profonda eloquenza ebbe il vanto di sanare dal vizio della usura che dominava, non pochi di quei terrazzani, scesi ad udire il valente oratore (1).
Puglianella ha 39 case, di cui 8 nella campagna, con 31 famiglie, e 207 abitanti. La sua Parrocchia è sacra a S. Maria Assunta. Una ripidissima strada, che si stacca dalla Provinciale presso il Ponte sul fiume del Poggio, guida a quel paese, ov'esisteva un'antica torre che ne serrava una parte.
Nella sponda meridionale vegeta benissimo la vite; ed il Monferrato da vino assai buono. Al disopra della Terra sono estesissime selve di castagni, le quali vengono traversate dalla strada che prosegue per Roggio. Da questo paese riscenderemo al Ponte del Poggio pel sentiero percorso in salita, e proseguendo per la via ruotabile, dopo due chilometri, giungeremo a Camporgiano.
PAESE DI CAMPORGIANO
E' capoluogo di Comunità e di Mandamento, composto di 83 case unite, e 17 sparse nei dintorni, con un totale di 90 famiglie, e 547 abitanti (1), trae la sua etimologia, stando al Panciroli, da Campo-Regiano, poiché il Console Regio, nel suo passaggio per alla volta della Lombardia, fece sosta col suo esercito in quei dintorni ove sorge l'abitato (2).
Giace sulla sponda destra del Serchio, all'altezza di circa 100 metri, sopra una rupe di macigno brecciato, la quale si modifica in una roccia serpentinosa, che scende quasi a picco nell'alveo del fiume. Trovasi nei gradi 27.°59'.4" di longitudine, e 44°.9.'5." di latitudine, ed è elevato sul livello del mare metri 471.11. E' un paesotto con una piazza costruita nel 1565 ed abbellita nel 1630 dalla fonte che ancora vi esiste. Serviva in antico pei mercati settimanali che vollero riattivarsi, ma senza frutto, nel 1855. I suoi dintorni sono assai belli e piacevoli per grandi prati e freschi passeggi, che nella stagione estiva ne rendono grato il soggiorno. Ha due chiese ed un Oratorio. La Parrocchiale sotto il titolo di S. Jacopo, filiale anche attualmente della Pieve di Piazza; la chiesa nuova della Madonna cominciata nel 1627 ed aperta al culto il 29 marzo del 1638; e un Oratorio dedicato alla SS. Trinità. Anticamente vi aveva pure altra chiesa detta dello Spedale, già unito a quello di S. Pellegrino. Sul lembo orientale del paese avvi una bella fortezza. Appartenne per lungo tempo alla Vicaria di Camporgiano, ma nell'aprile del 1825, per ordine del Duca Francesco IV, fu acquistata dalla R. D. Camera di Modena, e il 20 settembre del 1865 dal Demanio del Regno d'Italia fu rivenduta per L. 4525 con atto stipulato dal Ricevitore del Registro di Castelnuovo.
Codesto vasto fabbricato, col suo giardino e cisterna, avrebbe dovuto comperarsi dal Municipio, il quale poteva trarre buoni partiti dall'antica abitazione e uffizio dei Giusdicenti, dai locali delle carceri, dall'alloggio de' guardiani, e dal quartiere per la truppa. Nell'interno di questa fortezza fu un tempo la chiesa parrocchiale sotto il titolo de' SS. Jacopo e Cristoforo, come risulta da un libro delle rendite di detta chiesa, di prete Jacopo da Olivola di Lunigiana, che n'era Rettore nel 1486. Vedevansene ancora, non è molto, le vestigia dov'è la sala delle udienze. Vi era pure una campana fusa nel 1482.
Quando la Garfagnana si dette agli Estensi vi risiedeva il Commissario o Governatore della Provincia, ed il. Colonnello delle Milizie Provinciali, che dal 1550 al 55 fu Lodovico Naselli di Modena, cui successe il suo concittadino Jacopo Biancardi. Vi alloggiava pure un Castellano agli stipendi dello Stato. Più tardi, quando la sede del Governo fu stabilita a Castelnuovo, continuò a dimorare in Camporgiano un Capitano di Milizia, che comandava una Compagnia di 400 uomini, distribuiti nei paesi circonvicini. Era salariato dal Principe, come quello di Trassilico, con scudi 36 all'anno. Vi si trovava eziandio un Capitano di Ragione, che amministrava la giustizia in tutta la Vicaria, e che in seguito prese il nome di Giusdicente, poi di Pretore. Nel 1845 vi furono eseguiti grandi lavori, ed accresciuta la fabbrica per guisa da servire agli usi che abbiamo di sopra accennati.
Fino dall'anno 1293 trovasi essere stato Camporgiano capoluogo di una Vicaria, lo che risulta anche da un rogito di Ser Nicolao Pieri del 15 aprile, e dallo Statuto lucchese del 1308. Essa componevasi delle seguenti Terre e Castelli, cioè Camporgiano, Verrucole Castello, Sassi, Eglio, Granciglia, Careggine, Naggio, Bibiana, S. Vittorio (oggi Vitojo), Casatico, Casciana, Nicciano, Agliano, Giuncugnano, Pontecchio (oggi Ponteccio), Dalli S. Anastasio, Sillano, Valle, Caprignana, Petrognano, Colle Rontano, Filicaja, Silicano, Poggio S. Terenzo, Puglianella, S. Romano, Sala, Rocc'Alberti, Cascianella, S. Michele, Cabile (oggi Capoli), Gragnana, Magliano, Colognora, Cogni (oggi Cogna), Soraggio, Borsigliana, Livignano, Orzaglia, e Bogli che più non esiste, ed era nella Comunità di S. Romano, come abbiamo veduto.
Dopo la pace conclusa nel 1371 e ratificata il 10 marzo in Castiglione, fra gli Antelminelli e la Repubblica lucchese, il Consiglio Generale della medesima, all'intento di rassodare la quiete fra le due Vicarie della Garfagnana superiore, il 27 del successivo mese di agosto, adottò una saggia e provvidissima misura. Siccome in ciascheduna di esse Comunità erano diverse fazioni, Guelfe cioè e Ghibelline, così decretò che le Comunità della Vicaria di Castiglione di parte Guelfa venissero aggregate alla Vicaria di Camporgiano, e le Comunità Ghibelline della Vicaria di Camporgiano passassero all'altra di Castiglione. In conseguenza di ciò furono smembrati da Camporgiano i Comuni di Caprignana, Orzaglia, Sala, e Valle; e gli furono aggiunti quelli di Albiano, Pieve S. Lorenzo, Vagli sopra, e Sillicagnana. Così riformata trovasi questa Vicaria nei posteriori Statuti lucchesi; e dalle memorie di quell'epoca rilevasi che nel 1382 essa contava 1072 capi di casa, e 3346 altri individui, e così una popolazione in complesso di 4418 abitanti. In seguito andò soggetta con diverse vicende ai Fiorentini, agli Estensi, al Papa, e di nuovo alla Repubblica lucchese; in fine ai Duchi di Ferrara, cui si dette spontaneamente nell'anno 1445 e ne fu stabilmente accettata con diploma di Lionello d'Este del 12 febbraio dell'anno successivo. Dal medesimo fu poco dopo concesso a Camporgiano un mercato settimanale, confermato nel 1471 dal Duca Ercole, il quale ordinò che fosse libero da qualsiasi dazio e gabella, e che nei giorni in cui tenevasi il mercato nissuno potesse essere arrestato per debiti. Il Duca Cesare poi con lettera del 1609 determinava che si tenesse nel sabato di ogni settimana.
Questa Vicaria ebbe i suoi Statuti, che furon compilati da Giannone Bertoli soprannomato Fattino, e da Gemignano di Matteo Donnini, il 5 aprile 1464, ed approvati e ratificati dalla Repubblica di Firenze, con alcune addizioni, nel medesimo anno.
Tornato poscia Camporgiano in potere dei Lucchesi, gli Anziani ordinarono la compilazione di nuovi Capitoli l'8 ottobre 1512, i quali portano per titolo Capitula Camporegianae e trovansi nell'Archivio di Stato Lucchese fra quelli di altre Comunità già soggette al dominio della Repubblica. Altri Capitoli furon fatti posteriormente da quella Comunità e così intitolata: Ordini del Comune di Camporgiano. Di questi non si conosce la data; ma vi si vede apposta l'approvazione Sovrana nel 6 aprile 1623; rinnovata sussequentemente il 13 aprile 1630, il 18 gennaio 1661, il 20 giugno 1662, e finalmente il 5 settembre 1793. Ne esiste una copia autentica nell'Archivio Governativo di Castelnuovo.
Il luogo ove il Vicario di Camporgiano sedeva e pronunziava sentenze era la loggia del Castello, appartenente alla chiesa dinanzi accennata, che confinava con un masso su cui s'innalzava una torre.
Narra il Bertacchi nella sua breve storia manoscritta, che nell'anno 1588, di contro alla Rócca di Camporgiano, sotto un masso di terra, da due fratelli di quel paese furon trovati oggetti di gran valore; fra i quali una statuetta d'oro, e diverse monetine contenute in un vaso, in alcune delle quali era una rosa da una parte, e dall'altra delle lettere non più intelligibili. Queste capitarono in mano del Cav. Cesare Bertacchi, allora Fattor Ducale di Alfonso II d'Este, cui si fece un dovere di mandarle. Tutti gli altri oggetti preziosi furon presi da uno dei fratelli, che fuggì con essi nelle campagne romane. Volendoli poi esitare, e specialmente la piccola statua, che sembra fosse un idolo, venne inquisito come inventore di un tesoro senz'averlo denunziato, e quindi sottoposto a processo, e condannato alla pena capitale.
E' fama, di cui scrisse anche il Vandelli, che nel masso pietroso su cui sorge Camporgiano, nel luogo detto il Grotto, in vicinanza del campanile, da una fenditura uscisse talvolta un denso vapore come il fumo; ed alcuni asseriscono che altrettanto avvenisse da un'altra cavità, a distanza dalla prima di circa 70 metri, nel luogo detto il Mastio della Rocca, quasi esistesse in quei dintorni un qualche piccolo vulcanetto. Il chiarissimo Prof. Olinto Dini, portatosi nel 1837 a verificare il fenomeno, lo giudicò affatto insussistente. Quindi coll'autorità di lui possiamo distruggere la voce messa in giro da qualche visionario e rifiutata dalla scienza.
In oggi il Mandamento di Camporgiano si compone dei Comuni di S. Romano, Vagli di Sotto, e Careggine, con una popolazione di 9222 abitanti.
Da Camporgiano, piegando a sinistra, e salendo il colle che gli resta a ponente, dopo una percorrenza di circa un chilometro, saremo a visitare i due villaggi di Casatico e Vitoio.
CASATICO E VITOIO
Questi due piccoli villaggi sebbene distinti, formano una sola Parrocchia, la cui chiesa è in quello di Vitoio, sotto il titolo di Santa Maria Assunta. Giacciono a poca distanza fra loro, a ponente di Camporgiano, da cui distano circa un chilometro, sopra un poggio del fianco dell'Alpe Apuana della Tambura, volti deliziosamente a levante.
Di Vitoio (Vitorio) si fa cenno fino nel secolo VIII in una carta del 6 dicembre 795, che parla di un Oratorio dedicato a Santa Maria e a S. Pietro da un certo Totone (in finibus Garfaniane) donato colla relativa dote a Giovanni Vescovo di Lucca, che ne avea già fatta la consacrazione. Dopo circa due anni, il generoso fondatore, con istrumento del 17 febbraio 798, aggiunse altri beni alla sua chiesa, col diritto di giuspatronato per sè ed i suoi figli, trasferibile ai Vescovi di Lucca in mancanza di successione. Infatti nel 995 era patrono di quella chiesa Gherardo Vescovo Lucchese, il quale, con atto pubblico del 22 luglio dello stesso anno, affidò ai fratelli Alberico e Winigildo, figli del fu Fraolmo, la chiesa coi beni di Santa Maria di Vitoio per l'annuo tributo di 12 denari d'argento. Probabilmente quell'Oratorio di Santa Maria divenne la prima Parrocchia di Vitoio, cui in seguito fu annesso anche il villaggio di Casatico. Essa conta oggi 182 abitanti in Casatico, e 127 in Vitoio, e così in complesso 309. Il primo di detti paesi è composto di 30 case, e 26 famiglie; mentre il secondo numera 24 case e 21 famiglie. Tutte le relazioni di questi villaggi sono con Camporgianp, loro capoluogo di Comune e di Mandamento. Il territorio è fertile a grano, castagne, bestiame, e al disotto dell'abitato vegeta bene anche la vite. Vi esiste poi un latifondo comunitativo, detto il Monte di Casatico, il quale fu da pochi anni diviso in tante parti, e dato in enfiteusi a 25 famiglie di quelle Frazioni per l'annuo canone di 16.80 per ciascheduna porzione col patto che dovessero anticipare tante annualità di canoni, quante fossero bastanti a sostenere la spesa per la costruzione di una strada ruotabile che li congiungesse con Camporgiano (1). Ma anche questa, come diverse altre del Circondario nostro, rimangono ancora un pio desiderio.
L'antico Comune di Casatico aveva i suoi Capitoli, che risalgono al 30 marzo 1568; e furono compilati da Francesco Porta de mandato (così egli li firma) col titolo seguente: Statuta, Ordines, et Capitula Comunitatis Casatici. Sebbene fossero redatti ai tempi di Ercole II, pure non diventarono obbligatorii che sotto il figlio di lui Alfonso, il quale li ratificava in Ferrara il 16 luglio 1585. Anche Vitoio ha particolari Statuti ma assai recenti, essendo formati il 25 settembre del 1709, e muniti di approvazione soltanto il 21 settembre 1738.
Da Vitoio converrà riscendere a Camporgiano per porsi nuovamente sulla via Provinciale.
CASCIANA DELLA POMPOSA
Proseguendo il viaggio da Camporgiano, nella direzione di Piazza, per circa chilometri due, e salendo il monte, volgendo a ponente per circa 1000 metri, raggiungesi il piccolo paese di Casciana, alto sul livello del mare metri 641, composto di 31 alloggiamenti, di 29 famiglie, e 120 abitanti.
La chiesa parrocchiale è sotto il titolo di S. Tommaso, e l'altro Oratorio che vi esiste è consacrato alla B. Vergine delle Grazie, e fu risarcito e ridonato al culto nell'ottobre del 1841. Vi è altro Oratorio della famiglia Sardini dedicato alla Santa Concezione.
Il braccio di strada ruotabile che dalla Provinciale vi conduce fu fatto, con lodevole esempio, a spese del Comune, e con le opere comandate di quelli abitanti nell'anno 1862-63. Coi sussidi poi del Governo, il quale anticipava a quella Sezione i redditi di sette anni, fu eseguita nel 1824 la conduzione di abbondante acqua potabile, di cui aveva bisogno il paese.
Il 4 giugno 1430 gli uomini del Comune di Casciana spontaneamente si dettero alla Repubblica di Firenze e prestarono ad essa obbedienza.
Casciana è paese assai antico, di cui è fatta menzione in una carta di enfiteusi redatta nell'anno 939 da Corrado Vescovo di Lucca, a favore di Rodilando di Conemondo dei Gherardenghi. In seguito quei Nobili, come feudatarii della Contessa Matilde, prestarono obbedienza alla Corte di Roma nel 1228, e però nei Registri Vaticani fu notata Massa in Casciana fra le Terre della Garfagnana tributarie della S. Sede.
CASCIANELLA
Da Casciana, continuando sempre verso ponente, alla distanza di circa un chilometro, e con istrada someggiabile, ma pianeggiante, si accede all'altro piccolo paese detto Cascianella, alto metri 7 sopra quello di Casciana, e così metri 648 sul mare, composto di 23 case unite, con 24 famiglie, e 142 abitanti. Queste due Terre in antico formavano un solo Comune ed una medesima cura, come risulta da un atto del 1584; ma in oggi anche Cascianella ha la sua Parrocchia sotto il titolo di S. Pellegrino e Felicita, che fu staccata e separata dall'altra prima del 1785. Ambedue sono ancora figliali della Pieve di Piazza al Serchio. Questi paesi possedevano una boscaglia di quattro miglia, in cui esistevano molti cinghiali.
In oggi questa estensione di terreno, variamente denominato, ridotto per la maggior parte a castagni, è una proprietà comunale divisa fra le famiglie di quelle frazioni, che corrispondono annualmente un tenue tributo al Comune, il quale vi ha pure un molino dato in enfiteusi perpetuo pel canone di annue L. 185.
Casciana e Cascianella avevano smarriti i loro antichi Statuti, quindi il 12 novembre 1657 quella Comunità ricorse al Sovrano, proponendo alla sua approvazione un corpo di Capitoli formato parte con gli antichi e parte co' nuovi, intitolati: Statuta, Ordines, et Capitula Communitatis Cascianae et Cascianellae. Il Principe gli approvava il 9 febbraio del 1638. Ma nel secolo vegnente, cioè il 6 luglio 1775, altri ne furono aggiunti.









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Pubblicato il: 2005-10-09 (2132 letture)

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